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GOD IS MY DJ

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GOD IS MY DJ - ARTISTI VARI


Distretto 7 – 2004

C’era una volta il Distretto 7, fucina illuminata di operatori sociali impegnati sul territorio, poi sciolta da una fucina di altrettanto spenti e inutili amministratori locali.
Era il 2004 e prima dell’avvento al potere di questa straordinaria generazione di politici, l’Asl investiva energie, persone e denaro in progetti artistici tesi al trattamento delle tematiche giovanili attraverso l’esperienza diretta.
Nasce così il progetto “Distretto 7” che mette insieme una manciata di band per la realizzazione di concerti, incontri pubblici, trasferte ad Arezzo Wave ed esperienze con professionisti della musica, della registrazione e della grafica.
In pratica un’esperienza di professionalizzazione in campo musicale come intervento di prevenzione.
Collocando il supporto sul vostro lettore potrete farvi aprire le orecchie dal crossover di Nonantola dei Louait, tra i quali si nascondono le braccia del Nerdz Festival che anima la scena estiva all’ombra dell’Abbazia.
Segue lo ska in grande formato dei numerosi One Good Round e il rock virulento dei sancesaresi Flog.
Rarissimo invece ascoltare un brano rock al femminile. Esperienza che capita su questa compilation grazie alle Kermit e al loro pop rock.
Fa invece mancare il “Respiro”, l’interpretazione vocale degli Stop ?, caratterizzati da un live set teatrale e tecnicamente ineccepibile.
Il viaggio sul pianeta “Distretto 7”, perfettamente delineato dalla grafica lunare dello studio “Punto e Virgola” di Bologna, continua con il folk alcolico e sghembo dei Musicanti di Brema, degni pargoli di Tom Waits e dell’italico Capossela.
Esterno 2 è invece un duo hip hop pronto per il lancio radiofonico sulle emittenti nazionali, mentre il ritornello di “Take my love” è rimasto nelle mie orecchie per diversi mesi fin dal primo ascolto.
Sarà per la mia vecchia estrazione metallara, ma i Blitzrock, hanno richiamato alla mente vecchi vinili scricchiolanti di Gene Simmons e soci.
Capitolo a parte per i New Home Automatica, quartetto post rock, capace di assestare un colpo da knock out, con la loro lunare e livida “Laika”, nome perfetto per una canzone, per una band, per un cane…Intrecci noise e malinconia mogweiana. Da non perdere.
Si torna alle sonorità acustiche grazie ai Telephone Rouge che presentano un capitolo caratterizzato da una canzone che mette al centro la qualità del testo e gli intrecci pop dei suoni della band.
Rinvigoriscono la definizione “rock italiano” due band collocate verso la fine della compilation: Maleda e T.E.N.D.
Se l’immagine di questa uscita discografica è caratterizzata da viaggi nelle galassie, la miglior colonna sonora finale, non può che essere l’incedere malato e corrosivo della malinconia siderale dei Trigaz.
“Midge in a middle rumor” del trio Bruzzi – Gombia- Vincenzi richiama nuovamente alla mente il rock postumo di Mogwai e Slint e per sette minuti Spilamberto sembra in provincia di Glasgow.
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Resistere – 2002
Dietro al progetto “Resistere” si nascondono le menti di alcuni politici illuminati della nostra zona, che hanno sostenuto il finanziamento di un’iniziativa e un’uscita discografica che favorisse il protagonismo di giovani musicisti originari di San Cesario, Spilamberto e Marano.
Riascoltando questa kompila a distanza di tre anni fa un certo effetto ritrovare ad esempio i Freak Out di Kheyre Yusuf (attualmente guida dei Musicanti di Brema), nei quali è possibile individuare le tracce primordiali della scrittura graffiante ed ironica che è caratteristica principe dell’attuale combo guidato dal “colored” di San cesario.
L’album scorre veloce, la qualità media dei brani è consistente, la qualità della registrazione (effettuata dalle sapienti orecchie di Beppe, Simone e Renz dello Slide Studio) spesso elevata.
Si alterna così il pop femminile delle Pink Melody e il crossover deciso e chitarristico dei Bobbit’s Project, in netto contrasto con i suoni casalinghi e solitari del Bugo locale, Elvis Velli qui nella versione Vanea 8.
Al solito irriverenti i Kilowater, plurirecensiti in questo sito, che compaiono con il brano “Fuck you.s.a.”, personale tributo a quel “Idiota Americano” al quale dedicheranno l’album tre anni dopo i Green Day. La cricca di Teo e Borz appare anche in questa occasione, convincente e originale.
I suoni si fanno nuovamente rock, con i Flog di Paolo Rossi, musicista eclettico che qui muove i primi passi e avrà modo nei tre anni successivi di farsi ascoltare in diverse formazioni.
Ma è alla traccia 7 che si presenta una delle note più liete della raccolta: Franklin Delano. Il loro suono desertico, profondamente acustico e americano è straordinariamente convincente e lascia presagire che i maranesi guidati dalla febbrile mente di Paolo Iocca non tarderanno a farsi strada.
Ancora un passo deciso nella successiva “Overdrive san” degli spilambertesi Gabrielle Stone Rain, dove il Sandro Sala al basso e Matteo Borsari alla batteria sostengono con impeto, l’urgenza vocale di Enrico Bruzzi autore ed interprete di cui abbiamo lungamente scritto in queste pagine.
Si va verso il finale con il pop dei Brividi e Lividi guidati da quell’Elvis Velli già ritrovato qualche nota più indietro.
E’ invece decisamente rock, la pagina tratteggiata dai Soulcircle, nei quali un suono hard, di chiara matrice americana è ben caratterizzato dall’interpretazione vocale, non comune, di Fabio Balbi.
Finale a sorpresa, con un brano che stacca tutto ciò che avete ascoltato precedentemente, tra CCCP e Joy Division si colloca infatti “Lode alla galera” degli spilambertesi Spleen, qui caratterizzati dalla tenebrosa voce maschile di Andrea Boni (divenuto successivamente uno dei leader dell’interessante progetto culturale Associazione Delta).
Libretto interno ideato e realizzato da Punto e Virgola di Bologna, studio emergente a livello nazionale che ha curato campagne promozionali di artisti del calibro di Beastie Boys, Pink Floyd, Radiohead e immagini realizzate dai fotografi di Keep on Rockin, di cui vi caldeggiamo una visita al sito, vera e propria enciclopedia fotografica del rock locale.
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Musica in Viaggio – 2006 (Circolo kalinka – Spazio Giovani Mac’è)

“Musica in viaggio” è una compilation di artisti che prende spunto dall’omonimo concorso che si è tenuto a Carpi nel 2005.
Ogni anno infatti, i ragazzi dello Spazio Giovani Mac’è e quelli del Circolo Kalinka, indicono un concorso musicale dedicato ad un tema.
Il viaggio è quindi il filo conduttore di questo cd che apre con gli originali Humus, capaci di sfidare gli ascoltatori più distratti con un brano degno della canzone d’autore ironica e sghemba degli anni 70, ma immerso in un sound attualissimo. Interpretazione vocale sublime. Davvero un ottimo inizio.
Seguono i Milaserveitavoli, i cui componenti credo provengano in parte dall’esperienza One good round, gruppo ska modenese che stampò un buon album nel 2003.
La band, ben caratterizzata dalla voce di Bianca Pasquesi e dal sax di Andrea Malagoli, interpreta “Mila” brano per nulla banale e che a tratti può ricordare i Morphine.
Glory box, non è solo il nome di una splendida canzone dei Portishead, ma anche quello di un duo, anch’esso carpigiano, che qui si cimenta con un brano morbido, un intreccio di voci e chitarre acustiche e un’interpretazione personale.
Del duo, vi consigliamo la visione live, attualmente arricchita da diversi componenti.
Già dall’ascolto dei primi tre brani, possiamo dire che, come accade sempre più spesso, la qualità delle compilation è davvero elevata e capita di ascoltare lavori convincenti e già orientati verso suoni e idee non lontani da quelli di musicisti ben più famosi.
L’ascolto continua con i Normativa, autori di un rock fiammante, più tradizionale rispetto alle cose ascoltate fino ad ora.
Se siete arrivati alla traccia 5, credo stiate ascoltando i vincitori del concorso: Like a shadow. Siamo in ambito post rock, chitarre mogwiane, percorsi e voci alla Sigu Ros per un combo che sembra promettere una veloce evoluzione artistica.
Ma se pensavate di esservi presi una pausa, i primi beat elettronici del sesto ascolto promettono la lava crossover che da lì a poco si scaraventerà sulle vostre trombe di Eustachio: Overflow, recentemente visti al Noise Fest tenuto a La Tenda di Modena nel Maggio 2006.
Il viaggio ci porta alle ultime quattro stazioni musicali, con i Cold Turkey, vincitori dell’edizione 2006, a mettere in mostra le caratteristiche che in questi 365 giorni hanno ulteriormente potenziato. Voce e chitarra che sono già un piccolo marchio di fabbrica. “La sua dipartita” è già un ottimo brano e auguriamo alla band di sfruttare al meglio i giorni di studio che li attendono con quel campione di Paolo Benvegnù.
“It’s easy” degli Out like a dog cresce lentamente, come promette fin dalle prime battute l’interpretazione di Francesco Morri, mentre “Anni luce” dei Martin Landau mi rimanda ai miei ascolti di Dave Gahan e soci.
Il finale è con gli Apapaia e la loro “Giuly” per i quali è giusto ripescare la definizione mai doma di Rock italiano.
Nel complesso una buona compilation, con diversi spunti che potreste salvare sulla vostra personale compilation del Pc. Io l’ho fatto con almeno cinque di queste canzoni.
Un ringraziamento in particolare va ad Emiliano, Massimo e Valerio e tutti coloro che al Mac’è e al Kalinka hanno permesso la realizzazione di questo cd di cui vi consigliamo l’acquisto: è gratuito.
Lo trovate a Carpi presso gli spazi che lo hanno promosso.
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Festa della libertà – Keep on rockin

Vorrei recensire un libro dedicato alla “Festa della Libertà” di Zocca. Sapete cos’è ?
La “Festa della Libertà” è un’operazione straordinaria durante la quale, nello spazio di un week end si ritrovano a Zocca decine di gruppi musicali e centinaia di persone che a qualsiasi ora del giorno e della notte, fanno e ascoltano musica. Tanta musica. Spinano e bevono birra. Tanta birra.
Si sbattono, ridono, montano, smontano, puliscono, sporcano, si amano.
Ma la “Festa della Libertà” è molto di più e potete accorgervene sfogliando questo splendido mini book fotografico realizzato da Andrea Palmieri e Marcella Rallegri. Guardandolo vi viene voglia di una birra per vincere l’arsura polverosa dello stradello, di accarezzare il cane che riposa nel primo pomeriggio, di essere avvolti dal silenzio della montagna che ascolta il chitarrista solitario. E sudate, sudate tanto. Perché si capisce che gli assolati pomeriggi della Festa possono essere combattuti solo con una buona lettura, una fontana, una birra (again…).
E vi vien voglia di prendere il freesbee al volo, di guardare meglio cosa ci sia sulla bancarella delle due ragazze di spalle e di chiedere che pezzo stanno “mettendo su” Cecc e Zanna.
Tutto qui e molto di più.
La “Festa della Libertà”, liberta con la “elle” maiuscola please, è rappresentata da tutte le facce che potete scorrere lungo le pagine, gente che, fuori da una bandiera, un partito, una sigla lavora e si ritrova e regala ore della propria vita.
Inutile che vi racconti: andate alla prossima “Festa della Libertà”.
“Perché della libertà ? L’abbiamo chiamata “Festa della Libertà” perché NOI alla Libertà abbiamo sempre creduto, con la Libertà abbiamo sempre giocato, ma per la Libertà abbiamo sempre lottato. Quelli che pensano di aver capito e hanno detto che NOI stavamo sbagliando strada, ma NOI abbiamo continuato a cavalcare. Quelli che pensano di aver capito dicono che NOI facciamo solo rumore, ma NOI continuiamo a suonare.
Quando abbiamo detto che la Libertà è la cosa più importante, ci hanno risposto che NOI no sappiamo stare alle regole.
Quando abbiamo detto che la Libertà è la cosa più importante, ci hanno risposto che è meglio pensare ai soldi.
Quando abbiamo detto che la Libertà è la cosa più importante, ci hanno risposto di stare attenti, è meglio non fare troppa confusione.
Quando abbiamo detto che questo è un grande Paese, ci hanno detto che questo non è un film di cow-boy.
NOI abbiamo tenuto duro e questa notte guardando lassù. Verso quell’albero che nessuno è riuscito ad abbattere sappiamo che hanno cercato di farcelo capire, ma non ci sono riusciti.
NOI siamo qui in questo Paese di merda, un Paese che dobbiamo difendere, perché questo è il nostro Paese, perché questo è un grande Paese.”

Massimo Riva

 


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